sabato 17 luglio 2010

Agenda 21, qualcuno si ricorda cosa sia?

http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=5863

La Rete regionale agende 21 riparte da Firenze

FIRENZE. Come i lettori di greenreport sapranno, alla Conferenza Onu su Ambiente e Sviluppo tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992, 178 governi di tutto il mondo hanno adottato l'Agenda 21, un documento di intenti per la promozione di uno sviluppo sostenibile che tenendo conto degli aspetti sociali, ambientali ed economici doveva (passateci la semplificazione) "garantire" le risorse alle generazioni future. Il capitolo 28 della Agenda 21 invitava le autorità locali a giocare un ruolo chiave nell'educare, mobilitare e rispondere al pubblico per la promozione di uno sviluppo sostenibile.

Non scendiamo nel dettaglio ma pensiamo di non sbagliare se diciamo che quei concetti seppur diffusamente enunciati anche in seguito, hanno trovato poi scarsa applicazione. Tuttavia anche in Italia qualcosa si è mosso e a macchia di leopardo ci sono state interessanti esperienze di Agenda 21.

In Toscana la Rete delle Agenda21 locali è nata ufficialmente circa otto anni fa, con la stipula di un protocollo d'intesa a cui hanno aderito comuni, Comunità montane, Circondari, Enti Parco, province e Regione Toscana, per un totale di oltre 100 enti affiliati. Il percorso, dopo un buon avvio, ha vissuto una fase di stallo, ma oggi i lavori della Rete sono ripartiti ufficialmente con una riunione che si è tenuta a Palazzo Medici Riccardi, a Firenze. Si è trattato di un incontro di amministratori e funzionari degli enti locali, che aveva l'obiettivo di riavviare il dialogo sulle tematiche della sostenibilità ambientale e del risparmio energetico nell'ottica di impostare il lavoro dei prossimi mesi.

La novità è rappresentata dal fatto che l'incarico di coordinamento e segreteria è stato assunto ufficialmente da oggi dalla provincia di Firenze, dopo la gestione comunale degli anni passati. «Il tema dello sviluppo sostenibile può e deve diventare centrale per uscire dalla crisi che stiamo vivendo - ha dichiarato l'assessore all'ambiente della provincia di Firenze Renzo Crescioli - A questo proposito è di fondamentale importanza il lavoro che stiamo portando avanti sul Patto dei Sindaci per la riduzione della CO2 e per il risparmio energetico. Le attività di Agenda21 non sono operazioni superflue: stanno alla base del dialogo tra enti, associazioni e cittadini nel perseguire obiettivi concreti di sostenibilità ambientale».

I temi della sostenibilità sono più che mai attuali, la partecipazione dei cittadini in qualche modo introdotta in maniera organica dalle agende 21, almeno in Toscana si è consolidata anche attraverso normative specifiche. Ora è necessario aprire una nuova fase e rendere cogente lo strumento Agenda 21 e applicare i Piani di azione quando si riescono a portare in fondo, collegandoli alla pianificazione "tradizionale". Non sempre è stato così in passato e questo ha allontanato la cosiddetta "società civile" da questo strumento che aveva introdotto anche metodiche innovative.

All'incontro tenuto in provincia era presente anche il Responsabile alla sostenibilità dello sviluppo locale della Regione Toscana, Pietro Novelli, e l'assessore all'ambiente della provincia di Lucca, Maura Cavallaro, che fa parte anche del direttivo nazionale Agenda21.

giovedì 15 luglio 2010

Ultimo numero di Testimonianze "Stili di vita ed etica del consumare"

N. 470
Stili di vita ed etica del consumare

N. 470
Stili di vita ed etica del consumare

Stili di vita ed etica del consumare, sezione monotematica a cura di Andrea Giuntini, Roberto Mosi, Severino Saccardi, Simone Siliani

Severino Saccardi, L’età dei consumi e il paradosso della libertà
Il dibattito sugli stili di vita è importante in sé e lo è, in un modo particolarissimo, in un tempo di crisi come l’attuale, in cui sicurezze e posizioni consolidate già vengono quotidianamente messe in discussione. Nel vuoto di iniziativa della politica, è dalle forze vive della società civile e della cultura che può avanzare una nuova consapevolezza che individui nel senso di responsabilità e di libertà del consumatore un regolatore della compatibilità etica ed ambientale dell’offerta e del mercato.
Simone Siliani, Verso l’età della post-crescita
Da Terra Futura, la manifestazione fiorentina sulle buone pratiche, una serie di proposte per stili di vita improntati alla sobrietà, al rispetto dei beni comuni e delle risorse limitate e irriproducibili. Ma le difficoltà nel realizzare tali prospettive si sono moltiplicate con la recente crisi, e solo un consapevole governo dell’economia potrebbe orientare positivamente la ripresa verso un potenziamento delle energie rinnovabili e della capacità di attingere ai flussi della natura , rimettendo in discussione l’ossessione della crescita e il mito dello sviluppo progressivo e illimitato.
Fabio Dei, Anche i consumatori (compulsivi) hanno un’anima
Il consumo critico, solidale e sostenibile è, in prospettiva, più “conveniente” di un approccio “quantitativo”, indiscriminato e autodistruttivo all’acquisto ed al possesso dei beni. Ma tale approccio “etico” tende a restare confinato in un ambito minoritario perché fondato su scelte di vita che troppo sembrano discostarsi dalle abitudini più diffuse e dal comune sentire. L’imperativo è, dunque, “gramscianamente”, quello di costruire nuovi valori del bene comune a partire da un più sostanzioso coinvolgimento della società civile, uscendo dal recinto elitario dei ceti medi “riflessivi”, connotati da un modesto capitale economico e da un alto capitale culturale.
Roberta Sassatelli, Consumi privati e felicità personale: un’equivalenza biforcuta
Quasi a tenere insieme realizzazione personale e coscienza sociale e ambientale, le scelte individuali di acquisto si stanno orientando sempre più verso consumi “etici” e verso relazioni di mercato attente ai rapporti umani. La pratica degli acquisti etici e solidali è ormai consolidata parte del “nuovo” repertorio di partecipazione politica e gli stili di consumo responsabili, per quanto contraddittori, incompleti e sperimentali, esprimono il tentativo di ripensare il nesso sociale a partire dal “quotidiano”. Anche il consumatore “comune” è implicitamente investito, in modo crescente, di responsabilità “politiche”.
Mauro Ceruti, Organizzare l’altruismo: un welfare per l’età della globalizzazione
Intervista a cura di Mary Malucchi
La nozione di “altruismo organizzato” fa riferimento non solo ad una categoria morale ma, finalmente, ad una categoria filosofica; anziché favorire politiche che perseguano l’utile a breve termine è ormai necessario, per la sopravvivenza stessa della specie umana, delineare orizzonti più ampi, capaci di inglobare non solo i progetti personali, ma anche quelli di gruppi e comunità, nella prospettiva della solidarietà planetaria.
Mauro Sbordoni, Dagli anatemi all’imprenditoria matrimoniale”
Cambiamenti nel costume e “storicità” degli stili di vita a proposito delle usanze matrimoniali: dall’episodio della scomunica comminata dal vescovo di Prato, nel 1958, a due cittadini convolati a nozze in municipio fino alle odierne modalità consumistiche, fondate sulla confezione di pacchetti “tutto incluso” per le più diverse esigenze degli sposi.
Daniele Pasquini, E lacultura 2.0 soppiantò il mondo precedente
Come e perché l’affermarsi di Internet e le abitudini della generazione dei “nativi digitali” hanno rivoluzionato nel profondo le modalità di fruizione, e la produzione stessa, dei contenuti e dei “consumi” culturali.
Turiddo Campaini, Se il centro commerciale non apre la domenica
L’esperienza e le proposte di Unicoop per contrastare (anche con indicazioni controcorrente) una crisi che è non solo economica ma anche culturale e di valori e per contribuire all’individuazione di un cambiamento, eticamente significativo, degli stili di vita.
Presidenza nazionale Auser,(Ri)pensare la crescita nel tempo della crisi
La crisi sollecita una nuova consapevolezza che chiama direttamente in causa i diversi “soggetti” e le loro responsabilità personali. L’Auser, che opera per favorire l’inclusione sociale degli anziani (e non solo) attraverso buone pratiche, si sente impegnata ad approfondire la grossa questione degli Stili di vita per uno sviluppo solidale e sostenibile. Il dibattito deve allargarsi alla società civile per orientare stili di vita e consumi individuali e collettivi, influenzando le stesse imprese e le loro scelte.
Pietro Del Zanna, "Decrescita" non regressiva e qualità della vita
Per scongiurare le prospettive disastrose che si mostrano al nostro orizzonte basterebbe ridimensionare la logica della competizione a vantaggio di un’etica della solidarietà. Il tema di una “conversione ecologica” rimanda non solo alla necessità di un cambiamento delle politiche economiche e produttive, ma anche e soprattutto alla responsabilità di un percorso alternativo sul piano delle scelte individuali.
Marco Morganti, Un nuovo modo di “essere Banca”
Nel momento in cui diffusi e pressanti sono gli interrogativi su un sistema globale di crescita che non tiene più, risalta l’esigenza di dare maggiore impulso alle istanze di sussidiarietà, mutualità, coinvolgimento attivo nella promozione del “bene comune”. Una riflessione che si avvale anche della specifica esperienza di Banca Prossima, nata per svolgere attività di vera economia “etica” (in linea con le impostazioni della recente enciclica Caritas in veritate) e per realizzare in modo originale “buoni insegnamenti” come quelli di Muhammad Yunus e di Amartya Sen.
Andrea Bigalli; Riscoprire il giusto valore delle cose
In un tempo di grande incertezza, in cui sembra di intravedere i paradigmi di una crisi definitiva, per poter continuare ad aver, laicamente, fede nel futuro è fondamentale assumere uno stile di vita solidale e rispettoso dell’ambiente. Uno stile affine ai valori evangelici: la sobrietà predicata da Gesù che non è pauperismo, ma intelligenza riguardo al possesso dei beni materiali, che servono l’umano e non lo debbono condizionare. Anche il più recente Magistero della Chiesa collega il tema della “buona vita” con quello della compatibilità dei modelli di sviluppo.

Giacomo Trentanovi, Se abitare fa rima con consumare
Anche nell’ambito dell’architettura e dell’urbanistica si impone il ripensamento di modelli e stili di vita. C’è il tema, di grande attualità, della limitazione del “consumo di suolo”. E c’è, connessa alla dimensione abitativa, la questione del risparmio energetico: gli edifici rubano e consumano energia, producendo emissioni nocive come le automobili. Per porvi rimedio, si stanno sperimentando strade nuove nella prospettiva della green economy.
Giuseppe Panella, La musica dell’anima e la musica del venditore
Contro il rischio di una totale spettacolarizzazione dell’arte e della poesia, nell’era posdtmoderna, l’unica forma di resistenza possibile appare quella dell’approfondimento e della crescita della dimensione etica della scrittura in parallelo alla sua prospettiva formale, all’insegna della consapevolezza della dimensione totalizzante del presente e della necessità di opporsi ad esso.
Roberto Mosi, Ridare bellezza al caso
E’ fondamentale riscoprire un modo più umano e creativo di vivere la città, disertando, pur senza demonizzarli, i “nonluoghi” del consumismo e andando, in modo liberatorio, “a zonzo” per le strade.
Stefano Cavazza,Le scelte eterodirette e l’autonomia degli attori sociali
Il consumo di beni, sia pure con modalità parzialmente diverse sulle due sponde dell’Atlantico, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, ha avuto uno sviluppo precedentemente impensabile. Fenomeno complesso, sfaccettato e ambivalente, esso è diventato un elemento strutturale della società contemporanea, con cui è necessario fare i conti.
Emanuela Scarpellini, Consumi e crisi: la responsabilità della politica
I consumi sono andati rivestendo un ruolo sempre più consistente nel mondo contemporaneo, ma la crisi recente, che mette in discussione il loro futuro, spinge a ricercare nuove strategie a livello individuale e locale e impone consapevoli scelte nazionali e sopranazionali.
Pino Gori, Fare la spesa senza andare nei non-luoghi del consumismo
L’esperienza all’interno di un gruppo GAS (Gruppo di Acquisto Solidale) nell’Oltrarno fiorentino.
Guido Giacomo Gattai, Accorgimenti per salvare il mondo
Una serie di suggerimenti per conservare intatta la terra e rendere più sana la nostra vita.
Cosimo Magnelli, Ricomincio da me: esperienze fiorentine di nuovi stili di vita.
Il progetto Ricomincio da me! ha permesso a Firenze di costruire collettivamente percorsiformativi per e con i cittadini al fine di sperimentare nuovi stili di vita a partire dalla realtà quotidiana e contribuire così alla creazione di una città e di una società più sostenibile.
Ugo Biggeri, Vita in comune alle C.A.S.E.
Vivere in modo comunitario può essere una scelta di volontariato fatta per aiutare persone bisognose ma può essere (come si desume dall’esperienza qui ricostruita) anche un modo per razionalizzare meglio gli aspetti pratici della vita e migliorare la sua qualità.
Altri contributi:
Paolo Naso, Chi si ricorda di Rosarno?
Dalla ricostruzione “fatti di Rosarno” emerge una situazione analoga a quelle, ugualmente e potenzialmente esplosive, che si riscontrano in altri luoghi; basandosi sull’immigrazione irregolare e sull’abbondanza di manodopera a bassissimo prezzo, in molte zone del Meridione, si è costituito un vero e proprio “modello economico” fondato sullo sfruttamento e sulla irregolarità.
Carlo Prezzolini, Chiese e arte: un mondo (di bellezza) da salvare
E’ necessario ripensare la tutela dei beni culturali, quelli ecclesiastici in particolare, come un’opera di conservazione della nostra cultura, delle nostre radici e della nostra memoria, religiosa e civile.
Francesca Balestri, La sobrietà, uno stile di vita
Intervista a cura di Cristiana Guccinelli
Secondo le indicazioni di un Progetto dell’ARCI Toscana, avviato all’interno dei “Percorsi di innovazione” del CESVOT, orientarsi verso la sobrietà non significa scegliere una vita fatta di privazioni e fondata su una serie di opzioni “in negativo”, contro un certo tipo di modalità o di beni di consumo, isolandosi dal resto del mondo perché lo si giudica “cattivo”. Significa, anzi, essere “per”: per la sperimentazione di strade diverse e inedite, che rendano i cittadini partecipi e responsabili e non passivi consumatori.
Stefano Zani, In memoria di Amos Elon, uomo libero e inascoltato
Il ricordo di un grande scrittore e intellettuale ebreo rifugiatosi nella campagna toscana, dopo il polemico abbandono della cittadinanza israeliana.
Franco Di Giorgi, Alla ricerca dell’autenticità perduta
Il recente saggio La vita autentica di Vito Mancuso ripropone questioni fondamentali come quelle dell’autenticità e la dignità umana, ma se si deve ritornare a far risuonare parole e valori che si credevano assimilati una volta per tutte, ciò non vuol forse dire che tutto è di nuovo in pericolo?

domenica 11 luglio 2010

Per le rinnovabili

di Fiorello Cortiana

In queste settimane gli italiani stanno affrontando giornate e nottate con temperature elevate e i consumi energetici per rinfrescarli raggiungono picchi a volte preoccupanti per il sistema della distribuzione di energia. Ha fatto quindi notizia ciò che pochi giorni fa è accaduto ai cugini d’oltralpe, Lì in alcuni dipartimenti si teme il black out energetico perché la produzione di energia supera la domanda con la sovratensione conseguente. Lo squilibrio è dovuto al fatto che gli allacciamenti alle installazioni fotovoltaiche sono cinque volte superiori al consumo di punta del dipartimento, come ha reso noto ERDF, la società francese di distribuzione.

A fronte di un quadro economico e finanziario globale caratterizzato da incertezza e speculazioni a differenza del restante comparto energetico l’energia da fonti rinnovabili mostra un maggiore equilibrio sui mercati. I dati relativi all’Italia per Irex Annual Report evidenziano per il biennio 2008-2009, investimenti in impianti per 6,5 miliardi di euro, pari a 4.127 MW. Gli scenari di sviluppo delle fonti d’energia rinnovabile al 2020 mostrano un beneficio netto per l’Italia compreso tra 24 e 27 miliardi di euro e un indotto occupazionale tra 72mila e 86mila nuovi posti di lavoro. Nell’analisi costi-benefici il minor impiego di combustibili porterà a una diminuzione delle emissioni di CO2 nell’atmosfera e a una minor dipendenza dalla fluttuazione monetaria quindi dal costo dei combustibili sul mercato internazionale. Il Ministero dello Sviluppo Economico ha presentato alle associazioni di categoria il Piano di azione nazionale (Pan) per le energie rinnovabili, finalizzato a conseguire l’obiettivo di produzione di energia da fonti rinnovabili indicato dalla direttiva 2009/28/CE , il17% di produzione da fonti di energia rinnovabile sul consumo totale di energia e il 10% sul consumo totale di carburanti.

Si prevede il raggiungimento nel 2020 di una quota complessiva di fonti alternative sul consumo finale di energia elettrica del 28,97%, equivalente a una capacità installata di 45.885 MW e a una produzione lorda di 105.950 GWh. Sono obiettivi ambizioni e coerenti con gli indirizzi europei. Entro il 2020, in base al Pan dovremo produrre da fonti rinnovabili più di 105 miliardi di kWh/anno in energia elettrica, occorre tenere presente che nel 2005 ne abbiamo prodotti per 56 miliardi. Si prevede di triplicare la produzione di energia termica (caldo/freddo) e moltiplicare sette volte la produzione di biocarburanti. Si prevede di contenere i nostri consumi di energia primaria ai livelli attuali, pari a 131 milioni di TEP(tonnellate Equivalenti di Petrolio). Per questo il settore che si sta sviluppando richiede di rimuovere gli attuali ostacoli di tipo burocratico/autorizzativo e relativi allo sviluppo della rete elettrica, che impediscono la certezza e la stabilità delle prospettive di investimento nel settore. Per raggiungere questi obiettivi e, conseguentemente, per sviluppare un settore ad alto contenuto tecnologico con un significativo indotto occupazionale è necessaria una politica coordinata conseguente sia sul piano normativo che per l’organizzazione amministrativa. Ad esempio, la stima relativa all’installato del solare fotovoltaico per il 2020, quantificata nel documento in 8mila megawatt, equivale ad un tasso di crescita del 5% annuo quando il tasso di crescita del mercato mondiale è compreso tra il 30 e il 40% all’anno. L’Università di Padova ha rilevato che con un tasso di crescita del 16% circa all’anno nel 2020 in Italia si raggiungerebbe un parco installato di almeno 15mila megawatt. Per le biomasse occorre una definizione chiara di priorità e di incentivi, che diano certezze agli operatori e agli agricoltori sugli investimenti da qui al 2020. Premiando così la multifunzionalità della produzione agricola e l’efficienza energetica delle filiere di una fonte energetica legata all’uso del suolo e al lavoro agricolo, quindi alla produzione di cibo, alla fertilità e agli stock di carbonio nel terreno, nonché alla qualità delle acque di falda. Questo ambizioso Piano Nazionale e l’economia innovativa e di qualità che può sviluppare rischia di essere compromesso da interventi legislativi incoerenti e contraddittori, come l’articolo 45 della Legge Finanziaria sul ritiro dei certificati verdi da parte del Gestore dei Servizi Energetici. Fino ad ora il GSE ha avuto l’obbligo del ritiro dei certificati verdi prodotti in eccesso rispetto alla quantità che i produttori di energia convenzionale sono tenuti ad acquistare. Una misura introdotta nel 2008 per assorbire l’eccedenza di offerta di energia rinnovabile rispetto agli obblighi d’acquisto cui erano tenuti i produttori di energia da fonti non rinnovabili, da qui il nome “certificati verdi”. Se il ritiro dei certificati verdi in eccesso venisse eliminato si avrebbero come conseguenze sia il crollo del prezzo dei certificati verdi che, con un mancato ritorno dagli investimenti effettuati, l’interruzione degli investimenti in un settore in sviluppo, squilibrando così totalmente il principale strumento di mercato a sostegno delle rinnovabili elettriche e portando al raddoppio il canone idroelettrico

Per altro una misura di soppressione non aumenterebbe di nulla le entrate dello Stato, dato che i finanziamenti relativi vengono prelevati dalla bolletta e non dalla fiscalità generale. L’unica conseguenza per le entrate dello Stato sarebbe negativa a causa della non riscossione dell’IVA legata ad investimenti che non si farebbero più. Infine, togliendo incentivi alle fonti energetiche rinnovabili l’Italia si porrebbe in contrasto con gli indirizzi europei esponendosi a un nuovo contenzioso e a prevedibili sanzioni. Se continuano le politiche di incentivazione fiscale, si prevede entro il 2020 una piena competitività dell’energia da fonti rinnovabili anche senza aiuti. Le detrazioni hanno una funzione decisiva, infatti anche per le detrazioni relative agli interventi per il risparmio energetico ci sono stati risultati fin qui importanti, che suggeriscono di protrarre il 55% di sgravio anche per i prossimi anni,dato che gli interventi di riqualificazioni energetica per i condomini sono interventi economicamente pesanti che interessano più anni di interventi. L’ENEA in un quadro di sintesi preliminare ha rilevato che nel triennio 2007/09 sono stati realizzati oltre 590.000 interventi di riqualificazione, dalla coibentazione al solare termico, di cui 120.000 in Lombardia, 85.000 nel Veneto, 67.000 in Piemonte e 64.000 in Emilia-Romagna. Con un risparmio energetico di 3.404 GWh.

Per questo occorre un Piano di Azione Nazionale coordinato e coerente sia per l’aspetto normativo e fiscale, sia per le azioni delle amministrazioni locali e delle Regioni nonché dell’Europa.

venerdì 9 luglio 2010

Mutamenti climatici in Toscana

La mia Africa: come il cambiamento climatico soffoca la Toscana
http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=5675

Riccardo Mostardini

FIRENZE. Nel corso del XX secolo (più precisamente dal 1906 al 2005 - dati Ipcc) la temperatura media terrestre ha subìto un incremento stimato in un range da 0,56° a 0,92° C, con un valore più probabile di 0,74°. Relativamente agli ultimi 50 anni del periodo citato (cioè dal 1956 al 2005), la crescita delle temperature globali è stata più accelerata, attestandosi su un valore di 0,13° (o meglio in un range da 0,10° a 0,16°) per decade, cioè quasi il doppio rispetto al tasso di crescita medio secolare: se ne deduce che la crescita delle temperature globali in 50 anni è valutabile in un intervallo da 0,5° a 0,8°, con un valore più probabile di 0,65°.

Focalizzandosi sull'Italia, dati Isac-Cnr stimano in 1° C l'incremento di temperature medie che ha interessato la penisola nell'ultimo mezzo secolo: osservando l'immagine a lato, però, si nota agevolmente come questo aumento sia stato pressoché nullo almeno fino al 1980. Sono poi seguiti due decenni di forte crescita (quasi di un grado in venti anni), seguiti dal trend degli anni duemila, moderatamente al rialzo. Riguardo alle precipitazioni, invece, il Belpaese ha visto un calo stimato mediamente in oltre il 5% in due secoli.

Stringendo ancora l'obiettivo, possiamo dare un'idea dei dati relativi alla Toscana attraverso l'analisi del trend termico e precipitativo del capoluogo, pur ricordando come la "conca" tra le colline in cui esso è situato comporti un lieve accumulo di calore rispetto alle altre aree interne della regione. In città, indicano dati del dipartimento di Scienze delle produzioni vegetali dell'università di Firenze, la temperatura media è cresciuta di 1,2° C in 50 anni, ma è soprattutto il dato sulle precipitazioni a spiccare per anomalia: in mezzo secolo l'apporto meteorico annuale è calato di ben 129 mm su base annua, di fronte ad una media attuale di circa 850 mm. La riduzione è quindi di circa il 15%, a cui si accompagna una diminuizione dei giorni piovosi che, su un totale di circa 90/anno, è stata in 50 anni di 25 giornate piovose/anno.

Ciò che emerge con evidenza, quindi, è che le temperature in Italia sono cresciute nettamente di più rispetto alla media planetaria, e inoltre che sia il trend termico, sia soprattutto quello precipitativo, sono stati per la Toscana significativamente peggiori (per crescita il primo, per ribasso il secondo) sia della media nazionale sia del dato globale.

Destino e Dei dispettosi? No: semplicemente l'effetto che non tanto - o meglio non solo - il global warming in sé, ma soprattutto le sue conseguenze in termini di mutamento del ciclo idrologico, e quindi di movimento delle masse d'aria, hanno sull'Italia e sulla Toscana: la penisola infatti è situata in mezzo a quell'area mediterranea che l'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima (Isac) del Cnr ha definito come un «hot-spot del surriscaldamento globale», a causa del suo posizionamento nell'immediata adiacenza della fascia di alte pressioni subtropicali, aree che nella nostra zona prendono il nome di "anticiclone delle Azzorre" e di "Anticiclone africano".

Come già spiegato più volte da greenreport, infatti, sussiste un appurato rapporto di causa ed effetto tra il calore presente nel sistema terra-acqua-atmosfera e l'estensione verso nord del braccio discendente della cella di Hadley (cella che è in due parole la componente aerea del sistema di trasferimento del calore dall'Equatore alle aree temperate, compito che viene svolto anche, per quanto riguarda l'acqua, dalle correnti marine grazie alla cosiddetta "circolazione termoalina"): ciò comporta una maggiore incidenza (cioè un posizionamento mediamente più settentrionale) delle alte pressioni sulle aree temperate, e si configura come primo dei due motivi che causano la particolare esposizione dell'Italia e della Toscana agli effetti del surriscaldamento.

L'altro motivo è legato all'energia in gioco nel sistema: a più calore corrisponde infatti più energia, e ciò comporta in linea tendenziale una maggiore "meridianizzazione" degli spostamenti delle masse d'aria, cioè un più facilitato movimento (nei due sensi) sulla direttrice nord-sud (definito appunto "meridiano") a scapito del movimento sulla direttrice est-ovest, definito "zonale" e più consueto poiché legato alla rotazione terrestre.

Il risultato dell'azione congiunta di questi due fattori è da una parte sia una maggiore possibilità (almeno finché il riscaldamento planetario, e quindi la "spinta" da sud delle alte pressioni, non dovesse diventare troppo forte) di discese fredde e piovose da nord, come avvenuto nell'inverno passato ma anche nei giorni "autunnali" verificatisi intorno al 20 giugno scorso, sia di ondate di calore estive come quella incidente in questi giorni sull'Italia. Ma, dall'altra parte, questo meccanismo "a bilanciere" si scontra con l'effetto dato dalla spinta delle alte pressioni verso nord, che tendono a deviare verso l'Europa centro-settentrionale (che infatti registra tipicamente un incremento delle precipitazioni negli ultimi decenni) le perturbazioni atlantiche che sarebbero "destinate" ad impattare il Mediterraneo occidentale.

Ma non è finita: a questa concomitanza di fattori, che vale in via generale per il Mediterraneo, si aggiunge per l'Italia (e soprattutto per la Toscana, così come per le regioni alpine e la val Padana) il fatto che, come spiega oggi il climatologo Giampiero Maracchi a "La Nazione", «ormai siamo fuori dalla climatologia mediterranea, quando regnava l'anticiclone delle Azzorre e l'aria africana arrivava di rado»: ciò significa, ritornando a quanto sopra affermato, che l'incidenza media dell'anticiclone Africano (che tende a svolgere movimenti - appunto - meridiani) è negli ultimi decenni diventata sempre più forte, a scapito di quella dell'anticiclone delle Azzorre, che avendo una natura dinamica più "zonale" porta sulla penisola aria più fresca e maggiore ventilazione. L'aria africana, invece, è non solo più calda di per sé, ma attraversando il Mediterraneo si imbeve di umidità che poi scarica, insieme ad un calore opprimente, sulle regioni italiane che per motivi di vicinanza alle grandi catene montuose sono più esposte al suo flusso d'aria e ai suoi venti sud-occidentali e sud-orientali. Queste regioni sono in primo luogo la val Padana (a causa della presenza delle Alpi a nord) e la Toscana, a causa della presenza dell'Appennino centro-settentrionale e della sua disposizione, ai confini regionali, lungo la direttrice prevalente sud-est/nord-ovest.

La differenza tra gli effetti sull'Italia dati dall'aria africana e da quella oceanica è percepibile al tatto in questi giorni roventi: al di là di massime tendenzialmente più alte di almeno 2-3-4 gradi (e di un diverso gradiente latitudinale, nel senso che le temperature tendono ad essere più alte sul centro-nord Italia rispetto al meridione, una situazione opposta a quanto avviene in linea tendenziale) sono soprattutto l'umidità e l'alta temperatura notturna (causata a sua volta dalla stessa umidità e dalla difficile dispersione del calore accumulato di giorno) ad ingenerare il disagio legato alla presenza di aria africana, ben maggiore di quello che si avrebbe in presenza di aria oceanica a parità di stabilità atmosferica: indicativo, in questo senso, è il dato relativo alla notte scorsa, dove a Firenze l'umidità relativa è stata superiore all'80%.

Come sempre in questi casi, comunque, è giusto ricordare che le ondate di calore africano sono sì in significativo aumento, ma che comunque esse sono sempre state elemento presente nell'estate toscana e italiana: ciò significa che non sarebbe scientificamente motivato sostenere che il calore opprimente (peraltro non da record) di questi giorni sia automaticamente legato agli elementi citati, e indotti dal surriscaldamento globale, e non sia invece un evento legato a normale variabilità meteorologica: ciò che è certo, però, è che in un territorio come quello toscano dove l'aumento delle temperature e la riduzione delle precipitazioni sono - e sono previsti essere in futuro: al 2070 sono ipotizzati, per Firenze, +2,7°/+4,2° rispetto al dato odierno - ben maggiori di quelli che insistono mediamente sul pianeta, la maggiore incidenza e la più lunga durata delle ondate di calore africano sono e saranno sempre più da considerarsi come "la normalità", e sempre meno come "l'eccezione".

Fotovoltaico in Toscana tra realtà e polemiche

Fotovoltaico, in due anni la Regione ha approvato 110 progetti
Il parco solare più esteso potrebbe essere a Maciano

da http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=5741&mod=greentoscana


Claudio Passiatore

LIVORNO. Cresce il fotovoltaico in Toscana dove dal luglio 2007 a gennaio 2010, sono stati approvati 110 progetti per un totale di 162 megawatt (di questi, 88 progetti per complessivi 137 Mw sono stati esclusi dalla Via, mentre 22 per complessivi 25 MW, sottoposti a procedura di Via). E questo, solo per ciò che riguarda le richieste di impianti superiori a 10 Mw, di competenza degli uffici tecnici fiorentini. Le istanze per i pannelli al sotto dei 10 megawatt, vengono infatti valutate dalle Province, mentre se restiamo al di sotto di 1 MW, non c'è bisogno di alcuna valutazione (sotto 200 Kw sono soggetti solo a denuncia di inizio attività). E se è difficile - viste le diverse competenze - quantificare l'energia prodotta con il sole, di sicuro ci troviamo davanti a un fatto: la diffusione dei pannelli solari, sembra solo all'inizio.

Le aziende che hanno presentato documenti e schede tecniche in Regione per l'approvazione dei loro impianti, sono sempre di più. Attualmente, in Regione, sono in approvazione tre progetti collocati a Orbetello, Piombino e Manciano. Quest'ultimi due, tra l'altro, se riceveranno parere positivo, saranno tra i più grandi della Regione. A Piombino, nell'area di Montegemoli, sono stati affidati i lavori e la gestione, mentre per Manciano, nelle prossime settimane, a Firenze, verrà presentato il progetto esecutivo. Il campo fotovoltaico del grossetano, produrrà circa 60 Mw e si estenderà su una superficie agricola lorda occupata di circa 140 ettari. Le polemiche, non mancano: l'impianto, è realizzato secondo logiche dell'attuale modello energetico, e quindi inadeguato per un vero cambiamento (grandi centrale e concentramento della produzione energetica in un determinato territorio). A Manciano, le critiche più dure al Ptc e agli spazi assegnati per il fotovoltaico arrivano da Legambiente, che è favorevole all'energia solare. Ma non in questo caso.

lunedì 5 luglio 2010

Appello finale su clima del Social Forum Europeo di Istanbul

Cambiamo il sistema, non il clima!

da: http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=5667&cat=Clima&sez=

Appello finale su clima del Social Forum Europeo di Istanbul
I giornali possono riempirsi di pagine sulla crisi economica e finanziaria, ma quando ci guardiamo intorno quello che vediamo non sono derivati e mercati finanziari. Vediamo la distruzione delle comunità, del contesto sociale e della natura, delle relazioni tra di noi. Vediamo che il capitalismo ci sta distruggendo. Contro questa devastazione, e i tempi duri che si porta dietro, le persone stanno resistendo, stanno combattendo, stanno cercando di creare quei nuovi mondi che sappiamo sono necessari: dal Ghana alla Grecia, da Copenhagen a Cochabamba, da Bangkok a Bruxelles. Noi, movimenti per la giustizia sociale e climatica riuniti al Forum Sociale Europeo di Istanbul, apparteniamo e ci ispiriamo a questi processi globali di resistenza e di creazione, ma sappiamo anche che abbiamo bisogno di lottare nei luoghi dove viviamo: per creare un altro mondo abbiamo bisogno di creare un'altra Europa e di buttare giù i muri della fortezza che la circonda.
Contro quelli che vogliono separare la lotta per la giustizia sociale da quella ecologica, noi affermiamo che non sono contraddittorie. Devono essere complementari". Il nostro è il sogno di assicurare una vita buona per tutti, non l'incubo di una eco-austerity autoritaria.
Contro quelli che si oppongono al desiderio delle persone di avere un posto di lavoro dignitoso e ben pagato e di superare la pazzia di una crescita infinita in un pianeta finito, noi chiediamo una giusta transizione rispetto al modo in cui lavoriamo, alle strutture di produzione e di consumo. Abbiamo bisogno, ad esempio, di fermare le pratiche distruttive di produzione di energia che sfruttano carbone, carburanti fossili, energia nucleare e acqua, come di fermare la pazzia di costruire ancora automobili personali per ciascuno. Abbiamo bisogno di espandere le esperienze di controllo comunitario delle fonti di energia rinnovabili, la sovranità alimentare e servizi pubblici determinanti per il nostro obiettivo di assicurare una vita buona per tutti, come trasporti pubblici gratuiti, sistemi sanitari, abitativi e dell'educazione universali. Questo cambiamento creerebbe milioni di posti di lavoro utili per la società e per l'ambiente.
Questo è quello che intendiamo per giusta transizione, per giustizia climatica: non si tratta di avere soltanto la "giusta" posizione su quello che si negozia ai summit sul clima delle Nazioni Unite. Anche se è importante cambiare i nostri stili di vita individuali, giustizia climatica vuol dire cambiare i nostri modelli di produzione e consumo di cibo, beni materiali e immateriali, energia, i nostri modelli di vita nel loro complesso. Vuol dire porre rimedio, finalmente, al nostro debito ecologico con il resto del mondo.
Noi in Europa stiamo cominciando adesso a imboccare la strada giusta verso la giustizia climatica, creando e resistendo in molti modi diversi come azioni dirette, la costruzione di alternative locali, la disobbedienza civile o le campagne di sensibilizzazione, solo per nominarne alcune forme.
Ci sono molte occasioni per metterle in pratica:
- 28 agosto: azioni di solidarietà in coincidenza del processo a Copenhagen contro Tash Verco e Noah Weiss
- Estate 2010 : Climate Campeggi sul clima e "No Border" che si moltiplicheranno in tutta Europa
- 29 settembre: Giornata d'azione dei Sindacati europei
- 10-17 ottobre: diverse reti hanno convocato mobilitazioni per la giustizia climatica. Il 12 ci sarà una giornata d'azione diretta per la giustizia climatica; il 16 la Via Campesina tra gli altri ha chiamato una giornata di mobilitazione contro Monsanto.
Dal dal 29 novembre al 10 dicembre si terrà a Cancun, in Messico, il 16esimo summit sui cambiamenti climatici. Dobbiamo dare vita a "mille Cancun", per protestare contro le false soluzioni che ci stanno proponendo e cambiare strada verso una vera giustizia climatica e sociale.

domenica 4 luglio 2010

Parchi fotovoltaici?

da http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=5654&mod=greentoscana

Green City Energy, Terreni (Unipi): «Fotovoltaico sui tetti, no parchi solari»

Nicola Bertelloni

PISA. Analisi critica e approfondita di Pierangelo Terreni sul presente e le possibilità del fotovoltaico ieri a Green City Energy. Il preside della Facoltà di Ingegneria dell'Università di Pisa ha analizzato davanti ad una vasta platea la situazione attuale della ricerca sul fotovoltaico e ne ha esplorato le possibilità future.

Partendo dall'assunto per cui ogni nazione ha bisogno e richiede energia, Terreni, ha introdotto il suo intervento con un'analisi della convenienza di poter attingere da più fonti così da garantire un approvvigionamento stabile di energia, riducendo il rischio di vedersene privati.

Tra le fonti da cui è possibile ricavare energia le rinnovabili nei prossimi anni giocheranno un ruolo importantissimo, grazie a due fattori che si faranno sempre più sentire: la loro inesauribilità ma sopratutto il loro lato non inquinante. In questo panorama, che dovrà riunire al suo interno varietà di fonti e grande produzione energetica da risorse rinnovabili, il solare non potrà che giocare un ruolo centrale, il sole è una risorsa di energia inesauribile ma non siamo ancora in grado di incanalare a pieno la sua potenza.

La quantità di energia che il sole fa giungere fino alla terra, ha spiegato Terreni, è mille volte superiore all'intero fabbisogno mondiale di energia, la sfida attuale,quindi, è costruire pannelli che siano in grado di convertire con bassissimi dispendi questa energia.

Attualmente i rendimenti dei pannelli varia dal 15% dei più economici fino al 40% per i più costosi che però non sono abbastanza convenienti da diffondersi in ampia scala. La ricerca quindi sta puntando verso nuove forme di assimilazione dell'energia solare che imitino la fotosintesi clorofilliana delle piante e che in questo modo si spera siano in grado di riunire convenienza ed efficienza.

Sul panorama attuale del fotovoltaico Pierangelo Terreni ha mosso alcune critiche verso la tendenza degli ultimi anni di creare grandi parchi solari. Questi parchi da un lato convengono - se in un paese come la Germania il parco solare si ripaga nel giro di tre anni in uno ben più soleggiato come il nostro si scende facilmente a due - ma dall'altro lato hanno il pesante difetto di essere incredibilmente impattanti dal punto di vista paesaggistico. L'immensa distesa di pannelli solari che costituisce il parco solare se costruita in campagna incide pesantemente sul panorama; la proposta promossa dal preside di Ingegneria allora è quella di spostare il solare sui tetti delle città dove è in grado di integrarsi perfettamente senza ridurre la propria produttività.