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giovedì 7 ottobre 2010

Verdi al 20% in Brasile e Lettonia

Elezioni in Brasile: 20% allla verde Marina Silva

da http://www.gruppocinqueterre.it/node/668
Di Massimo Marino
E’ ormai certo che sarà il secondo turno, il 31 Ottobre, a decretare il 36° Presidente della Repubblica Federale Democratica del Brasile che avrà un ruolo da protagonista sul palcoscenico internazionale con il Mondiale di Calcio 2014 e le Olimpiadi del 2016.
Contestualmente alle elezioni presidenziali del 3 ottobre si è votato anche per il rinnovo della Camera dei Deputati ( 513 seggi) e del Senato (54 degli 81 membri); si eleggono anche i governatori dei 26 stati brasiliani e del Distretto Federale (27 in totale). A contendere la vittoria a Dilma Rousseff, ( Partido dos trabalhadores - PT) che non ha superato il 50%, ( ferma al 47%) sarà il socialdemocratico José Serra, (PSDB) dalle radici calabresi (32%); non ci sono partiti formalmente di destra . Dilma Rousseff ha vinto in 18 dei 27 Stati del paese, José Serra in 8 e la verde Marina Silva in uno, il Distretto Federale della capitale Brasilia.
Il Brasile deve scegliere il successore di Lula, e per la prima volta nella sua storia dovrebbe eleggere una donna. La Rousseff, designata da Lula, non più ricandidabile dopo 2 mandati, è molto nota perché, di famiglia molto agiata, partecipò a fine anni ’60 alla lotta armata all’interno del Movimento per la Liberazione (COLINA), scelta che si deve anche alle letture di Regis Debray, amico di Fidel Castro, da pochi anni affermato leader di Cuba; nel 1970 venne arrestata, torturata per 22 giorni, liberata dopo quasi 2 anni.
La vera sorpresa dei risultati del primo turno di ieri però, non è stata la candidata delfina di Lula e probabile prossima presidentessa brasiliana, Dilma Rousseff ma Marina Silva, ex ministro dell'ambiente del governo Lula, candidata ambientalista del partito dei Verdi.(PV).
Marina Silva è nata in una "colocação" (case di legno construite su palafitte) nel Seringal. Prima cameriera, poi diventata sindacalista, si impegna nella causa ambientale, fino a diventare la più stretta collaboratrice di Chico Mendes, fondatore del movimento dei "seringueiros", i raccoglitori di caucciù dell'Amazzonia contrari alla deforestazione. Quando Mendes è assassinato da grandi possidenti, la Silva ne rileva la lotta e il titolo di ambientalista più famosa del Brasile. Nel 2007, riceve il premio “Champions of the Earth “ dell'Onu. Popolarissima, nel 1990 è la deputata più votata del Brasile, e di nuovo nel 1994 è eletta senatrice per il PT con il maggior numero di voti del Paese.
Nel 2003, con l'elezione di Luiz Inacio Lula alla presidenza della Repubblica fu nominata Ministra dell'Ambiente. Da allora fu costantemente al centro di vari scontri con altri membri del governo, quando gli interessi economici si contrapponevano alla difesa dell'ambiente. Marina Silva affermò che dalla rielezione del presidente Lula, alla fine del 2006, alcuni progetti importanti della sua gestione ministeriale, come la creazione di aree protette in Amazzonia, erano stati di fatto bloccati. Durante il primo governo Lula (2003- 2006), erano stati protetti 24 milioni di ettari di verde, poi solo 300.000 ettari nel 2007. Negli ultimi anni di governo aumentarono le divergenze su problemi ambientali con la collega di governo Dilma Rousseff.
Marina Silva denunciò le pressioni da parte di Blairo Maggi e di Ivo Cassol, rispettivamente governatori di Mato Grosso e di Rondonia, per rivedere le misure cautelative contro i disboscamenti dell'Amazzonia.
Nel 2007 un movimento apartitico di cittadini, denominato "Movimento Marina Silva Presidente", iniziò a sostenere pubblicamente la possibilità di una candidatura di Marina Silva alla presidenza della Repubblica. Tale movimento ebbe ripercussioni a livello internazionale: il Partito verde europeo insistette affinché il Partito Verde Brasiliano invitasse la Silva ad entrare nel partito. Il 19 agosto 2009, Marina Silva ha annunciato la sua uscita dal PT. Marina dichiarò che la decisione era stata sofferta e la paragonò all'abbandono della casa dei genitori 35 anni prima.
Marina che è di religione protestante, ha ricevuto anche il voto convinto di parte della comunità evangelica, molto lontana dalle posizioni considerate abortiste e pro-matrimonio gay della Rousseff.
Ma soprattutto ha raccolto il frutto di un impegno che la vede da anni in prima linea sul fronte ambientalista in un paese cruciale come il Brasile: il 20% dei brasiliani l'ha premiata per essere stata tra le più strenue nemiche degli interessi economici che stanno distruggendo l' Amazzonia, il polmone verde del pianeta. Impegno che nel 2008 la indussero alle dimissioni da ministro: l'ultima ferita inferta alla sua amata foresta fù la ripresa dei lavori per la gigantesca diga di Belo Monte, già bloccati negli anni '80 in seguito a una mobilitazione mondiale a cui parteciparono anche molti divi occidentali - tra i quali Sting.
Marina Silva era un mito prima di essere scelta come candidato alle elezioni presidenziali per il PV: ora, visto il successo a sorpresa di ieri, è diventata protagonista della politica di Brasilia, e sarà probabilmente l'ago della bilancia nel ballottaggio La Silva ( praticamente ignorata dai media italiani), ha superato la barriera del 20%, incassando un mare di consensi soprattutto nel dipartimento federale della capitale Brasilia. Nei giorni prima del voto bastava digitare “Marina43” o “Voto Consciente” in Twitter per capire che l’impeto degli studenti e della classe media progressista che usano Internet e danno un appoggio critico al governo fosse tutto per lei.
Il più votato alle elezioni politiche di ieri in Brasile è però un clown: Tiririca, amatissimo pagliaccio delle tv brasiliane, che ha ottenuto una valanga di voti nel PR, partito alleato di Lula: più di 1,1 milione.
“ Tu sai cosa fa un deputato federale? - ha ripetuto nella sua campagna elettorale il commediante, compositore, cantante e umorista – “ Non lo so neppure io, ma vota per me che poi ti racconto “. Tiririca ammette tra l'altro pubblicamente che quando sarà deputato, prima cercherà di aiutare la sua famiglia e dopo i poveri del Brasile: “Votate il deputato vestito da pagliaccio: molto meglio di questi pagliacci vestiti da deputato “. Con qualche vaga allusione al recente scandalo di corruzione che ha coinvolto la capo gabinetto e braccio destro della Rousseff, Erenice Guerra ed a Josè Roberto Arruda il governatore uscente e non ricandidabile del Distretto Federale della capitale Brasilia, dopo il suo coinvolgimento in uno scandalo di corruzione alla fine del 2009.
Fin dai primi dibattiti nella nottata, gli analisti si chiedevano se il Brasile è alle porte di una nuova “ondata verde “ guidata proprio dall'ex ministro dell'ambiente di Lula. Il primo turno si è chiuso con una grande delusione per la Rousseff e per Lula: il quale dovrà difendersi dalle critiche per aver scommesso tutto sulla Rousseff, che ha di fatto mancato il suo primo appuntamento politico di rilievo a livello nazionale. Comunque anche il Brasile sembra entrato nel nuovo secolo ed alla ricerca di nuovi paradigmi per disegnare il proprio futuro.
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Grande vincitore delle elezione in Lettonia è anche Aivars Lembergs, il sindaco di Ventspils, la più ricca e florida città della Lettonia, situata sulla costa occidentale. Proprio nella regione costiera di Kurzeme il ZZS, il partito dei verdi e degli agricoltori che candidava premier Lembergs ed è attualmente alleato di governo di Dombrovskis, ha riscosso una grande affermazione, che gli ha permesso di raggiungere a livello nazionale il 19%.

da : http://www.ilpost.it/2010/10/03/risultato-elezioni-lettonia-centrodestra/

Il centrodestra vince le elezioni in Lettonia
Il partito conservatore guidato da Valdis Dombrovskis ha ottenuto la maggioranza relativa
Si è fermato al 26 per cento il partito russofilo di Jānis Urbanovičs, favorito nei sondaggi pre-elettorali

Valdis Dombrovskis, il trentanovenne primo ministro conservatore lèttone, è il vero vincitore delle elezioni per il rinnovo del Parlamento della Lettonia. Saskanas Centrs, il partito filorusso di tendenza socialdemocratica, che tutti i sondaggi dall’estate ad oggi davano in testa, ha subito un’inattesa battuta d’arresto. Jānis Urbanovičs, leader di SC, dunque non sarà il primo premier filorusso della Lettonia dal crollo dell’Urss. Toccherà con ogni probabilità nuovamente a Valdis Dombrovskis ad assumere la guida del nuovo governo lèttone. Questi i verdetti più significativi delle elezioni legislative che si sono svolte ieri in Lettonia.

Vienotiba (Unità), il partito del premier Dombrovskis, ha ottenuto la maggioranza relativa con circa il 30%, un risultato sorprendente, non solo perché Dombrovskis, da un anno alla guida del paese, ha dovuto mettere in atto negli ultimi dodici mesi una politica decisamente impopolare, fatta di lacrime e sangue, per evitare la bancarotta della Lettonia, ma anche perché le elezioni europee dello scorso anno e la clamorosa vittoria alle elezioni per il sindaco di Riga di Saskanas Centrs sembravano aver aperto la strada per un’affermazione del partito filorusso anche in queste elezioni legislative (in Lettonia quasi il 30% della popolazione è russofona).
Evidentemente l’elettorato lèttone si è ricompattato di fronte alla minaccia di una forza politica filorussa che per la prima volta si presentava con una fondata possibilità di conquistare il potere nel paese, ma probabilmente ha anche premiato il grande sforzo di risanamento del bilancio dello Stato che la compagine governativa guidata da Dombrovskis ha intrapreso.
L’altro grande vincitore delle elezione è Aivars Lembergs, il sindaco di Ventspils, la più ricca e florida città della Lettonia, situata sulla costa occidentale. Proprio nella regione costiera di Kurzeme il ZZS, il partito dei verdi e degli agricoltori che candidava premier Lembergs ed è attualmente alleato di governo di Dombrovskis, ha riscosso una grande affermazione, che gli ha permesso di raggiungere a livello nazionale il 19%.
Il successo della coalizione di governo è completato dal buon risultato dei nazionalisti di Tēvzemei un Brīvībai (Per la patria e la libertà), che riescono a superare la soglia di sbarramento conquistando il 7.5%.
Le forze che hanno sostenuto il governo escono quindi con il 57% da questa tornata elettorale, risultato che consente a Dombrovskis di contare in una maggioranza abbastanza ampia in Parlamento (sono 100 i deputati del Parlamento lèttone), necessaria per continuare nella severa opera di risanamento dell’economia del paese.
La Lettonia è alle prese con la restituzione di un maxi prestito di 7,5 miliardi di euro che il FMI ha concesso l’anno scorso per salvare il paese dal fallimento, e c’era apprensione nei mercati finanziari internazionali per una possibile affermazione dei filorussi di Saskanas Centrs. Un governo guidato da SC avrebbe rimesso in discussione gli impegni presi da Dombrovskis sulla strada del risanamento, e sul mantenimento delle politiche di integrazione nell’Unione Europea perseguite dall’attuale governo, con l’obiettivo di entrare nell’euro a partire dal 2014.

I delusi di queste elezioni sono dunque le opposizioni, Saskanas Centrs e Par Labu Latviju (Per una buona Lettonia), che appena un anno fa avevano invece ottenuto una grande vittoria nella tornata elettorale che accoppiava le europee e le amministrative, riuscendo a conquistare il governo della capitale Riga, con Nils Ušakovs primo sindaco russofilo di Riga.
Saskanas Centrs (Centro dell’Armonia), con quasi il 26% è il secondo partito, conquista molti seggi in Parlamento e visibilità nel paese, ma è un risultato che non permette a Jānis Urbanovičs, leader di SC, di aspirare alla poltrona di primo ministro. SC si afferma comunque come una presenza importante e ormai ben identificata nella difesa degli interessi della popolazione russofona della Lettonia, che sembra aver scelto definitivamente di appoggiare una forza più moderata e costituzionale come SC, rispetto ai partiti estremisti e radicali russofoni.
Pessimo risultato per il vicesindaco di Riga Ainārs Šlesers, candidato premier di Par Labu Latviju, partito liberale guidato da un gruppo di imprenditori e possibile alleato di SC in Parlamento, che ottiene solo il 7,5%.
Rimangono fuori dal nuovo Parlamento gli estremisti russi di PCTVL che ottengono solo il 1,4%. Un vero crollo, rispetto al 9% ottenuto alle Europee dello scorso anno.
Resta comunque il paradosso di un paese in cui esistono enclavi con forte maggioranza di popolazione russofona, come nella regione di Latgale, dove Saskanas Centrs ottiene il 45% dei consensi, e nella stessa capitale Riga dove SC si conferma primo partito con il 39%.

Dunque l’opzione più probabile alla riapertura dei lavori parlamentari, che per la prima volta avranno solo cinque partiti rappresentati, appare la riproposizione di un governo sostenuto dall’attuale maggioranza di centro-conservatore, Vienotiba, ZZS e Tēvzemei un Brīvībai, con la riconferma di Valdis Dombrovskis premier, anche se poi nel Parlamento lèttone qualsiasi alleanza e maggioranza variabile è sempre possibile, compresa quella della grande coalizione, con Vienotiba e Saskanas Centrs a condividere, in un governo di ampia maggioranza, le dure politiche economiche che il paese necessita, e per non isolare del tutto in Parlamento una forza così vasta, che rappresenta la parte russofona del paese, una possibilità che Dombrovskis ha tenuto aperta nelle prime dichiarazioni subito dopo il voto. Un’altra eventualità sussurrata nelle ultime ore sarebbe quella di un appoggio esterno di SC al governo di Dombrovskis in cambio della presidenza di alcune commissioni parlamentari.
In ogni caso il voto di ieri descrive una Lettonia che sostiene il lavoro compiuto in questo ultimo anno da Dombrovskis, che da parte sua sa quanto resti ancora difficile il suo compito. “Non c’è ragione di essere euforici di fronte a questa vittoria, ci attende un duro lavoro” è stata la sua prima affermazione dopo il successo di ieri notte.

mercoledì 26 maggio 2010

il Distretto di Economia Solidale a Pisa e non solo

A Pisa un patto tra organizzazioni, gruppi di acquisto, produttori e -last but not least- cittadini (consumatori) che mira a rendere sostenibile produzione e consumo. L'idea, preparata dopo lunghi anni di lavoro, è quella di un vero e roprio Distretto di Economia Solidale. Una rete che attraverso il vecchio, ma sempre attuale, strumento del mutuo aiuto propone una serie di servizi e prodotti ad alto contenuto sociale ed etico. Quindi anche in Toscana ha preso vita da poche settimane uno dei pochi distretti eco-equo (DeS) che vede protagoniste che da anni operano -ciascuno per suo conto- con finalità simili: Banca Etica, installatori di energie rinnovabili, cooperative sociali, soggetti che si occupano di bioedilizia, Gruppi di Acquisto. Un modo peer valorizzare una economia che guarda sempre più alle produzioni locali e quindi alla filiera corta, alle energie rinnovabili, alle coltivazioni biologiche.

Il tutto nato nel 2004 per iniziativa di un G.A.S. dove si è deciso di avviare questo percorso, come succede nelle relazioni di rete e per affinità qualcosa di simile sta nascendo anche a Lucca dove un gruppo di persone sta ragionando sulle stesse necessità. Anche ad Arezzo è presente un DeS che conta qualche anno di attività (s'iniziò nel 2006) e che tra l'altro ha ricevuto il premio Toscana Efficiente nella manifestazione Terra Futura

Per approfondire:
le notizie riguardo il DeS di Pisa: QUI.
le notizie che riguardano il DeS autoformativo di Lucca: QUI.
le notizie che riguardano il DeS di Arezzo: QUI.

Per conoscere finalità, obiettivi, modalità di un Distretto di Economia Solidale: QUI.

Capannori ovvero la Toscana Verde e Felice

A Capannori, piccola cittadina in provincia di Lucca sono state avviate una serie di pratiche virtuose che migliorano la vita di chi vi abita a dimostrazione che le idee concrete -utopiche, ma pratiche- dell'ecologismo possono essere realizzate avvantaggiando persone e territorio. Marinella Correggia ne da conto su il manifesto del 18 marzo nell'articolo che segue:

Capannori, la Toscana felice, (lontana da consumismo e liberismo)


«Per compiere la rivoluzione socialista non basteranno forse le buone pratiche. E tuttavia la sinistra ha un futuro solo se riesce a rendere i cittadini, i lavoratori, i giovani consapevoli del momento epocale che attraversiamo, della necessità di un profondo cambiamento culturale, di un allontanamento dal consumismo e dai modelli produttivi attuali»: con questo principio guida Eugenio Baronti, attualmente assessore alla regione Toscana, anni fa da assessore all’ambiente per il Prc avviò il cambiamento a Capannori, 45mila abitanti sparsi su ben 140 chilometri quadrati. Tutto inizia per caso, nel 2004. La coalizione di centrosinistra vince per la prima volta le elezioni comunali grazie alle vicende giudiziarie che coinvolgono l’altrimenti favorito candidato di centrodestra. In Toscana? Già: Capannori è in provincia di Lucca, area tradizionalmente di centrodestra. Nel 2009, dopo cinque anni di cambiamento e buone pratiche, il centrosinistra (con un apparentamento fra Pd e “Sinistra per Capannori”) ha rivinto. Con qualche punto in più.

Riciclare il più possibile…
Da dove cominciarono, sei anni fa? «Il punto d’attacco furono i rifiuti, spia di uno spreco insostenibile di materie prime ed energia» ricorda Alessio Ciacci, l’attuale assessore all’Ambiente. «Primi in Toscana, cominciammo a far sparire i cassonetti dalle strade e a sostituirli con la raccolta differenziata spinta porta a porta. Partendo da Guamo, frazioncina di seicento abitanti». Subito un successo: il 75% dei rifiuti raccolti avviato al riciclaggio (percentuale precedente: 37%). L’anno dopo la domiciliare si allarga a 10mila abitanti. Il Comune organizza incontri con la popolazione, assemblee nei bar e nelle parrocchie, campagne nelle scuole, incontri casa per casa, collaborazioni con le associazioni. Per risolvere i dubbi degli scettici una gita in bus ad alcuni impianti di riciclaggio e di compostaggio. E d’altro canto un controllo attento sulla qualità del conferimento: perché sia tutto ben separato.
Nel marzo 2008 le 18 frazioni servite dal porta a porta (mancano solo duemila abitanti) sono arrivate all’82% di raccolta differenziata. Così Capannori, membro dell’associazione Comuni virtuosi e primo comune d’Italia ad aver aderito ufficialmente alla “Strategia rifiuti zero entro il 2020″, ha superato in anticipo il target che si era prefisso: il 75% di raccolta differenziata entro il 2011. L’azienda pubblica Ascit che si occupa del servizio ha fatto molte nuove assunzioni: in tutto quaranta. Nell’area, perfino comuni di diverso segno politico hanno felicemente copiato.
La raccolta domiciliare è l’unica vera raccolta differenziata, in grado di avviare al riciclaggio materie ben separate. Quella stradale è sporchissima, inutilizzabile; basta guardare dentro un cassonetto blu o bianco per rendersene conto. Non tutto è riciclabile e così anche a Capannori si ritira il grigio sacchetto dell’indifferenziabile, che riguarda: pannolini, piatti e bicchieri di plastica, cassette audio e video, cd e dvd, barattoli per vernici, evidenziatori, scarpe vecchie, lamette barba, lettiere di animali domestici, fotografie, tubetti per dentifrici, sacchetti per caffé. Eccetera.

…ma è ancor meglio prevenire
Il principio guida per l’assessore all’ambiente di Capannoni è che il rifiuto va prevenuto, e così si favoriscono anche circuiti economici più virtuosi: «Del resto solo la vendita di carta ci conviene economicamente; ma ad esempio le bottigliette di plastica dell’acqua e altri rifiuti sono comunque una spesa per il Comune. Meglio non farli!» (a proposito di carta, in Comune si usa quella riciclata, per via degli Acquisti pubblici verdi – Gpp – che sarebbero un obbligo di legge, disatteso però dalla gran parte degli enti locali e pubblici). Numerose le azioni comunali per la riduzione a monte dei rifiuti e dunque dello spreco energetico e di materia. Acqua di rubinetto e stoviglie di ceramica nelle mense scolastiche e comunali: l’usa e getta bandito nella stessa gara d’appalto. Promozione della rete dei detersivi alla spina, con oltre 15 negozi aderenti solo a Capannori (chi eccelle è Effe corta, negozio cooperativo dove tutto, alimentari, igiene ecc., si vende sfuso, ed è di provenienza locale). Il Comune ha aderito alla campagna nazionale “Porta la sporta” contro gli shopper di plastica. Poi sostiene con una sovvenzione del 50% le famiglie che acquistano il kit di pannolini lavabili (facilmente lavabili, e molto più economici degli altri). Un regolamento comunale impegna gli organizzatori di feste e sagre a usare stoviglie lavabili o al massimo compostabili e differenziare tutti gli scarti prodotti. I mercatini di baratto e riuso le “soffitte in piazza” sono ormai prassi costante. Nuove idee sono in cantiere per vivacizzare l’isola ecologica adibita al ritiro degli ingombranti, che in futuro potranno essere oggetto di scambio.
Anche il clima ringrazia, perché l’abbattimento di oltre 10.000 tonnellate di rifiuti indifferenziati e il riciclaggio di carta, vetro, plastica ha portato a un risparmio di emissioni di 1.000 tonnellate in termini di gas serra.
Alt. C’è chi dice che la raccolta porta a porta costa troppo…Risponde l’assessore: «È il contrario. Il risparmio economico sul non smaltimento in discarica è stato attorno a 2,5 milioni di euro annui che abbiamo investito in: nuova occupazione, mezzi più piccoli pratici ed ecologici, bidoncini, sacchetti e materiale informativo per le famiglie, percorso partecipativo e di sensibilizzazione della cittadinanza». Tanto che dall’anno prossimo cambieranno la tariffa sui rifiuti: in base solo alle dimensioni del sacchetto indifferenziato grigio che ognuno produrrà.
Altro dubbio: che facciamo della pur piccola frazione irriducibile («intrattabile») se non vogliamo né inceneritori né discariche? Ciacci: «Per legge siamo obbligati a conferire a impianti provinciali e interprovinciali che poi portano in discarica l’80% del ricevuto. Ma nella filosofia rifiuti zero l’ideale sarebbe trattare il residuo in impianti di trattamento meccanico biologico – ce ne sono in Italia- capaci di inertizzare il residuo facendone materiali per l’edilizia».

Energia futura
Sul lato idrico il Comune segue due canali: la valorizzazione dell’acqua di rubinetto e la tutela dell’acqua pubblica. Si partì dalla mensa scolastica; sollevazione dei genitori, assemblee, ma l’assessore portò tecnici e analisi a favore dell’acqua del rubinetto. La liberazione idrica ha anche l’immagine delle fontane pubbliche, una quindicina di sorgenti, la “via dell’acqua”, riabilitate negli anni scorsi. A quella di Gragnano va ad approvvigionarsi Pietro, da decenni lettore del manifesto («e lo diffondevo anche»). Ma come, l’acqua del rubinetto non è buona? «Sì che lo è, ma a queste fonti siamo abituati». Piccolo mistero: la testa bronzea che sormonta il beccuccio pare egizia. Spiegano che le fontane della via dell’acqua recano questo omaggio a un architetto dell’acqua vissuto nel periodo napoleonico, quando anche in Toscana si riscopriva la cultura delle piramidi.
Non ha nulla di antico invece l’edificio comunale, colabrodo energetico anni 60. E però all’ingresso un pannello luminoso aggiorna i passanti sulla CO2 risparmiata da quando l’impianto da 20 kW è lassù sul brutto tetto, installato nel 2008 dall’azienda pubblica di Lucca che fa il controllo delle caldaie: «Mancate emissioni 33.456 kg di CO2, elettricità prodotta 47.795 kWh». L’amministrazione ha deciso di dedicare i secondi cinque anni al risparmio energetico e alle rinnovabili. I Led per l’illuminazione stradale, la solarizzazione di tutti gli edifici pubblici e dei tettucci dei parcheggi, la promozione di un Gas solare (un gruppo d’acquisto che consenta ai cittadini di acquistare pannelli a costi ridotti), la costruzione di una casa popolare di legno a bassi consumi, un percorso (Ecoaction) iniziato con 150 famiglie volontarie che guidate da esperti hanno compiuto ecointerventi domestici, strutturali o comportamentali.
Capannori, un altro mondo? Non per tutto. I trasporti sono un punto dolente, tutti in macchina fra una frazione e l’altra, un comune e l’altro, all’italiana. Stanno però pensando a una flotta di auto elettriche condivise (car sharing) che si ricarichino ai pannelli fotovoltaici dei parcheggi. E anche il lavoro, come dappertutto, è un problema. Di fronte al quale le poche soluzioni sono offerte dai circuiti economici locali, produzione in zona per il consumo dei cittadini. Anche la strategia rifiuti zero crea lavoro, nella raccolta e nel recupero.
Non c’è il rischio che amministratori così bravi e fantasiosi rendano superflua la partecipazione? No, spiega Ciacci: «La partecipazione è il cardine, per noi. Bisogna lavorare su tutti i fronti, aggregando e coinvolgendo, senza rinchiudersi né in circoli chiusi come è successo ad alcuni movimenti, né nelle stanze del potere come invece è successo a parte della politica». Le scelte ecologiche, un modo per ricostruire la comunità, «persa nei centri commerciali, nell’individualismo, nella società dell’immagine e dell’usa e getta».



domenica 16 maggio 2010

ad AMELIA due giorni di studio su ALEX LANGER


"Ci vuole una formazione meno partitica, meno ideologica, meno verticistica e meno targata "di sinistra". Ciò non significa che bisogna correre dietro ai valori ed alle finzioni della maggioranza berlusconiana, anzi. Occorre un forte progetto etico, politico e culturale, senza integralismi ed egemonie, con la costruzio...ne di un programma ed una leadership a partire dal territorio e dai cittadini impegnati, non dai salotti televisivi o dalle stanze dei partiti. Bisogna far intravvedere l'alternativa di una società più equa e più sobria, compatibile con i limiti della biosfera e con la giustizia, anche tra i popoli. Da molte parti si trovano oggi riserve etiche da mobilitare che non devono restare confinate nelle 'chiese', e tantomeno nelle sagrestie di schieramenti ed ideologie. Ma forse bisogna superare l'equivoco del 'progressismo': l'illusione del 'progresso' e dello 'sviluppo' alla fin fine viene assai meglio agitata da Berlusconi". Alexander Langer, 1994

Tanto per ricordarci che uno dei pensieri che ancora sono utili alla riflessione segnaliamo i due giorni di studio dedicati alla figura di Alex Langer presso la Casa Laboratorio di Cenci. [da Fiori Gialli]

ALEXANDER LANGER TRA IERI E DOMANI

Inizio: sabato 22 maggio 2010 alle ore 9.00
Fine: domenica 23 maggio 2010 alle ore 14.00
Luogo: Casa Laboratorio di Cenci (Amelia)
Descrizione
La Casa-laboratorio di Cenci e la rivista Lo Straniero
organizzano ad Amelia
sabato 22 e domenica 23 maggio 2010
due giornate di studio

Hanno finora dato la loro adesione:
Daniel Cohn Bendit, Gianfranco Bettin, Anna Bravo, Guido Crainz, Carlo Donolo, Goffredo Fofi, Marijana Grandits, Peter Kammerer, Gad Lerner, Fabio Levi, Franco Lorenzoni, Luigi Manconi, Giulio Marcon, Edi Rabini, Wolfgang Sachs, Marino Sinibaldi, Gianni Saporetti, Guido Viale.

L’attenzione verso gli equilibri ambientali del nostro pianeta e il bisogno di stabilire relazioni pacifiche e solidali tra tutti i popoli e le culture del mondo, a partire dagli stranieri immigrati che vivono in Italia, sono valori essenziali in questo nostro tempo. Ma questi principi hanno grandi difficoltà a costituire un patrimonio comune oggi in Italia.

C’è dunque un problema che è insieme politico e culturale.
Per ragionare attorno a questi temi crediamo sia importante tornare a leggere e ragionare intorno all’eredità politica e culturale che ci ha lasciato Alexander Langer, che è stato un protagonista di importanti lotte per la difesa dell’ambiente, la convivenza pacifica tra i popoli, l’equilibrio tra nord e sud del mondo e il rispetto delle minoranze etniche e linguistiche.

Desideriamo ripensare al suo itinerario e al suo impegno per fare conoscere la sua esperienza a chi è più giovane e non lo ha incontrato e per tornare a porci oggi problemi di grande attualità, a cui Alexander Langer ha dedicato interamente la sua vita.

La sera del sabato, in occasione dell’inaugurazione della piazza Alexander Langer ad Amelia, i gruppi Trio e Passion, diretti da Francesca Ferri, di O-Thiasos Teatro Natura, presenteranno una Cantata per Alexander
sabato 22 maggio Amelia Teatro Sociale
ore 9.00 - 13.00 Radici e contesto di un percorso
ore 15.30 - 19.30 Ecologia politica, minoranze etniche, immigrazione
ore 20.00 - 20.45 Inaugurazione della piazza Alexander Langer di fronte alla Scuola Elementare
domenica 23 maggio Amelia Casa-laboratorio di Cenci

ore 9.00 – 13.00 Non violenza, pacifismo, ruolo delle minoranze
Il convegno è realizzato con il contributo del CRIDEA ed ha il patrocinio del Comune di Amelia, della Provincia di Terni e della Regione Umbria

Alexander Langer, nato a Sterzing in Alto Adige nel 1946 e morto a Firenze nel 1995, è stato uno dei primi e più attivi militanti del movimento ambientalista italiano. Insegnante, giornalista, militante politico e poi parlamentare europeo, ha dedicato tutta la sua vita, senza risparmiarsi, alla causa della conversione ecologica del nostro modo di vivere, di produrre, di consumare e di abitare. Su questi temi ha tra l’altro dato vita in Umbria, a Città di Castello, alla “Fiera delle utopie concrete” che, alla fine degli anni Ottanta, riunì militanti ambientalisti dell’Europa dell’ovest e dell’est, prima della caduta del muro di Berlino.

Allievo a Firenze di Giorgio La Pira ed Ernesto Balducci, fu fortemente influenzato da don Lorenzo Milani e dalla sua scuola di Barbiana, di cui tradusse in tedesco la famosa “Lettera a una professoressa”.

Attivo nei movimenti sociali degli anni Sessanta e Settanta fu tra i primi, in Italia, a considerare cruciale il tema dell’ambiente e dell’equilibrio tra Nord e Sud del mondo, dando vita a numerose campagne, tra cui quella per l’abolizione del debito dei Paesi poveri e all’“Alleanza per il clima”, che riunisce centinaia di Comuni di paesi sviluppati e di paesi del sud del mondo, che si battono per una riduzione delle emissioni nocive.

Eletto nel parlamento Europeo è stato tra i coordinatori del gruppo Verde. Accanto aisuoi impegni istituzionali ha sempre mantenuto vivo il suo contatto diretto con diverse espressioni di movimento, intervienendo a numerosi incontri e dibattiti e privilegiando i piccoli gruppi di ricerca con forte impegno etico.

Alexander Langer ha creduto poco nell'ecologia dei filtri e dei valori-limite (senza trascurare, tuttavia, la battaglia per gli uni e per gli altri), impegnandosi piuttosto a favore di una conversione ecologica della società, con preferenza per l'auto-limitazione cosciente, la valorizzazione della dimensione locale e comunitaria, la convivialità. Ha promosso con altri la campagna internazionale "Nord-Sud: biosfera sopravvivenza dei popoli, debito” che ha avuto un importante ruolo al vertice della terra di Rio 1992. Si è impegnato e ha sostienuto movimenti ed iniziative di solidarietà tra cui numerose ONG, come il CRIC, Terra Nuova, Crocevia, la "Campagna per la restituzione delle terre agli indios Xavantes", "Kairos Europa", "Quart Monde", "Terre des hommes" e la rete delle banche etiche, consumo critico, Botteghe del Mondo, che cominciavano a nascere in quegli anni. Il Parlamento Europeo ha approvato una sua relazione e risoluzione sul commercio equo e solidale.

Negli anni Novanta, dopo essere stato incaricato dal Parlamento Europeo alla guida della delegazione di osservatori in Albania, nel momento del difficile passaggio di questo paese alla democrazia, ha interamente dedicato gli ultimi anni della sua vita alla tragica guerra che si era scatenata nella ex-Yougoslavia, stabilendo relazioni e costruendo reti di solidarietà e di sostegno tra tutti coloro che si battevano in Bosnia contro la follia della guerra interetnica. Tessitore instancabile di relazioni, testimone attivo contro ogni forma di violenza, di persecuzione e di guerra nelle regioni del nostro continente, nuovamente attraversate dall’orrore della pulizia etnica” Alexander Langer è unanimemente considerato uno straordinario “costruttore di pace”.

Il premio a lui dedicato dalla “Fondazione Alexander Langer” ogni anno assegna un riconoscimento a coloro che si battono contro ogni forma di intolleranza ed esclusione etnica dal Sudafrica alla Bosnia, dall’Algeria alla Cina, dal Ruanda alla Somalia e al Medio Oriente.
Da giovane studente, in una terra che vedeva la contrapposizione etnica tra tedeschi e italiani, fondò la rivista “Die Bruke” (Il ponte). Da allora Alexander Langer, per tutta la vita, non ha fatto altro che tentare di costruire ponti.

Si prega chiunque sia interessato a partecipare di comunicarlo prima possibile per organizzare al meglio l’ospitalità e l’organizzazione logistica delle giornate o scrivendo a cencicasalab@tiscali.it
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L’ospitalità per due giorni, comprensiva di vitto e alloggio, dalla notte di venerdì al pranzo di domenica presso la Casa-laboratorio di Cenci, l’ostello di Amelia o il Convento dell’Annunziata è di €.75.
La prenotazione risulta confermata all’arrivo del vaglia postale di anticipo di €.40
da mandare a Franco Lorenzoni, strada di Luchiano 13 05022 AMELIA (Tr)