martedì 28 dicembre 2010

Il barattolo di maionese vuoto e l'assurdo


Vetro, plastica, lattine e tetrapak: Revet sospende la raccolta differenziata presso le aziende

FIRENZE. Probabilmente i cittadini non si accorgeranno di nulla...almeno inizialmente...ma per aziende, centri commerciali, ospedali, imprese, c'è un problema sul fronte della raccolta dei rifiuti dal 18 dicembre scorso. E dopo le Feste questa situazione diventerà ancora più pressante.
Ma cos'è successo?
Venerdì 17 dicembre 2010, a Valerio Caramassi, presidente di Revet - l'azienda che raccoglie seleziona e prepara per il riciclo vetro, plastica, lattine e tetrapak in 219 comuni della Toscana - è stato notificato un decreto di condanna del Tribunale di Firenze, con sanzione di 20.500 euro, in relazione al reato "di attività di gestione di rifiuti non autorizzata", avendo, attraverso un mezzo di una cooperativa di servizio, raccolto da un'area aziendale rifiuti speciali assimilati agli urbani (nello specifico un barattolo di maionese) come sempre fatto, poiché previsto dal regolamento approvato dal consiglio comunale di quel Comune.
In conseguenza di ciò, Revet il giorno dopo ha ritenuto doveroso comunicare immediatamente a circa 100 comuni toscani e ai relativi gestori di servizio pubblico l'interruzione delle attività di raccolta nei luoghi soggetti alle interpretazioni del procedimento: sono 788 le campane o i cassonetti oggetto di questa interruzione di raccolta poiché posizionati all'interno di aree private (utenze non domestiche) quali appunto aziende, imprese, centri commerciali, ospedali, etc.. Queste campane, che da dieci giorni non sono più svuotate da Revet, sono identiche a quelle presenti sul suolo pubblico, poiché sono "analiticamente" identici per struttura chimica e fisica i rifiuti che vengono raccolti in modo differenziato. Quindi un barattolo che ha contenuto maionese se proviene da casa propria può essere raccolto e avviato al trattamento che lo prepara per il riciclaggio, se proviene da un'azienda no.
Il tutto ha origine da una interpretazione giuridica (articolo 195, comma 2 lettera e del D.Lgs. n° 152 del 2006 e s.m.i) per la quale quel tipo di rifiuti, oggetto di accertamenti Arpat e seguente procedimento, ancorché omogenei agli urbani e perfettamente avviabili a recupero e a riciclo, non potevano essere ritirati perché da considerare sempre come rifiuti speciali.
Ma se le imprese trascinassero in strada le campane dopo averle riempite? Andrebbe tutto bene! Bel paradosso: in ogni caso Revet, non volendo reiterare il reato, non ritira più quei contenitori presenti all'interno delle aziende.
I criteri per l'assimilazione di quei rifiuti dovevano essere determinati con decreto dallo Stato, mentre le assimilazioni competono ai Comuni tramite l'assunzione di un regolamento. Detto decreto però non è stato emanato.
Rispetto a questa interpretazione sanzionatoria il quesito è: perché non si possono ritirare pur essendoci regolamenti comunali approvati? E' vero che il governo doveva emanare quel decreto attuativo contenente nuovi criteri per l'assimilazione e ciò non è stato fatto, ma è anche vero che fino alla emanazione dei nuovi criteri rimangono in vigore quelli precedenti. Del resto questa interpretazione è esattamente quella che la regione Toscana ha dato nella approvazione della legge finanziaria.
Fra l'altro la questione sembrerebbe superata anche dal nuovo testo di legge, pubblicato recentemente in Gazzetta Ufficiale, laddove si parla esplicitamente della necessità di recuperare e riciclare non solo i rifiuti urbani ma anche "i rifiuti di altra origine, nella misura in cui tali flussi di rifiuti siano simili a quelli domestici".
Revet in ogni caso, ha già fatto ricorso contro il decreto ricevuto ma, nel frattempo, ha doverosamente comunicato a tutti i gestori ed ai comuni dove si configurano situazioni di raccolta identiche alla fattispecie contestata, dell'interruzione del servizio. L'azienda di Pontedera, per bocca del suo presidente Caramassi si è detta «...pronta a governarne nei casi più delicati l'impatto negativo della decisione presa, ma è chiaro che, al di là delle interpretazioni, il decreto di condanna è stato emanato, quindi Revet non può dare in alcun modo la sensazione di voler reiterare ciò che si considera reato...».

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